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Le sei priorità delle imprese
per andare oltre la crisi

di Franco Vergnano

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11 aprile 2010
Emma Marcegaglia al convegno Confindustria di Parma (Afp)

Riforma dello Stato, infrastrutture, ricerca e innovazione, fisco, federalismo fiscale, energia. Sono queste le sei priorità operative per superare la crisi e rilanciare l'economia e l'industria creando nuovi posti di lavoro e producendo ricchezza per tutti da poter distribuire. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, concludendo sabato a Parma la due giorni del convegno biennale del Centro studi di Confindustria, ha parlato chiaro chiedendo impegni certi e tempi brevi al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Nel suo intervento il premier, in verità, aveva accuratamente evitato di prendere impegni precisi, vista anche l'entità del debito pubblico che, ha ricordato Berlusconi, ci «costringe ogni giorno a trovare investitori che comprino un miliardo di titoli dello Stato italiano». Sul primo punto Marcegaglia ha detto che lo Stato «fa troppe cose e le fa male. Ecco perché la spesa pubblica improduttiva va tagliata dell'1% del Pil l'anno per il prossimo triennio». Un obiettivo possibile, come ha già dimostrato la Germania, ha sottolineato con molta determinazione la leader degli industriali, rivolgendosi direttamente al premier Berlusconi.

Serve poi, subito, sbloccare al Cipe i fondi per le infrastrutture, soprattutto, quelle di piccole dimensioni che risultano immediatamente "cantierabili" e possono quindi fare da volano per l'economia perché quando le costruzioni marciano trainano l'intera economia, come ben sa il Presidente del consiglio. Secondo il governo risultano stanziati 11,3 miliardi di euro. Ma finora ne è stato attivato solo uno. Ecco perché il Cipe deve appunto sbloccare rapidamente 1,5 miliardi di euro.

E veniamo al terzo punto, i fondi per la ricerca e l'innovazione. Su questo versante esiste un credito d'imposta "automatico" (ma non finanziato) in base al quale le imprese sono state penalizzate dallo sciagurato "click day" che ha lasciato numerose aziende con gli investimenti già fatti a bocca asciutta. Emma Marcegaglia ha quindi chiesto le risorse per la ricerca senza criteri che «umiliano gli imprenditori seri». Il tema, che è seguito personalmente e con molta attenzione da Diana Bracco, è ormai diventato un elemento chiave per l'industria che innova.

E qui la leader degli industriali e ha sollecitato Berlusconi a portare una buona notizia, magari già in maggio, quando il premier verrà invitato all'assemblea generale della Confindustria di Roma. Il quarto punto sono le tasse. Qui ci vuole un fisco più leggero per tutti coloro che producono. Magari sfoltendo i generosissimi fondi per l'accompagnamento degli invalidi che negli scorsi anni le regioni hanno distribuito a larghe mani in chiave clientelare, soprattutto nel Mezzogiorno.

Collegato a questo c'è l'attuazione - in maniera efficiente - del federalismo fiscale. Anche su questo punto Emma Marcegaglia ha incalzato Berlusconi ed è stata molto chiara, rispondendo indirettamente sia all'intervento di venerdì fatto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sia al premier: «Le aziende non possono aspettare tre anni per vedere attuata la riforma. Hanno bisogno di un segnale, subito».

Last but not least la leader degli imprenditori ha chiesto tempi accelerati sull'energia nucleare perché il mix delle nostre fonti è squilibrato a favore dei combustibili più cari, un elemento che zavorra l'intero made in Italy: le aziende (anche quelle dei servizi) devono pagare bollette notevolmente, fino al 30%, più care di quelle degli altri paesi con i quali ci confrontiamo tutti i giorni sui mercati internazionali. Non si può quindi temporaggiare, se vogliamo mettere il made in Italy in grado di intercettare i primi, timidi, segnali di ripresa della domanda mondiale.

Marcegaglia al governo: impegni e tempi precisi su fisco e infrastrutture
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11 aprile 2010
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